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Torino nasce come colonia militare romana intorno al 23 a.C.; viene costruita in forma quadrangolare (se si accettua un breve smusso a nordest) con lati di circa 700 x 800 metri e prende il nome di Augusta Taurinorum , in omaggio alla popolazione celto-ligure dei Taurini, alleata dei Romani, che era insediata sul territorio circostante. La città cresce e si sviluppa in particolare durante l’età imperiale. All’interno della cinta muraria le strade, intersecandosi ortogonalmente fra loro, delimitano 72 insulae. Tutta la linea delle mura, costruite a corsi alternati di laterizio e ciottoli, è intervallata da una trentina di torri di guardia. Su ciascuno dei quattro lati della città, in corrispondenza delle estremità delle due strade più importanti (il Decumanus Maximus ed il Cardo Maximus ), si aprono le porte monumentali. Dentro la cinta muraria, lungo le strade lastricate, sorgono abitazioni, negozi, palazzi pubblici, terme, templi; nell’angolo nordest si trova il teatro, mentre l’anfiteatro è collocato esternamente alle mura. Al centro della città, là dove Cardo e Decumano massimi si incrociano, trova collocazione il Foro della città, cuore pulsante della vita commerciale, civile, giudiziaria e religiosa di Augusta Taurinorum, nel quale sorge anche il Praetorium , il luogo di comando. Sotto le vie cittadine le acque di scarico scorrono verso Po e Dora, attraversando fogne ben costruite. Al di fuori della città, talvolta anche a ridosso delle mura, si trovano necropoli, attività artigianali, abitazioni e, più oltre verso la campagna, ville rustiche. Oggi della città romana sopravvivono alcuni resti, qualche volta estremamente evidenti come la Porta Palatina o il Teatro, altre volte più discreti ma ugualmente interessanti. Purtroppo la metropoli moderna lascia poco spazio ai ricordi di duemila anni fa; ecco dunque che nasce l’esigenza di cercare, tra le pieghe della Torino barocca, ottocentesca e industriale, le tracce del passato più antico della città, tracce che ancora resistono tenacemente ed inaspettatamente alle ingiurie del tempo e all’indifferenza degli uomini.

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