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approfondimenti |
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TAV in Valle di Susa e tutela del patrimonio archeologico |
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Molti soci GAT, che tra il 1986
e 1987 hanno collaborato come volontari nello scavo dell'area neolitica della
Maddalena a Chiomonte, si pongono alcune domande. Il sito della Maddalena venne
indagato in una prima fase da professionisti aiutati (a costo zero) da
volontari. L'importanza dei reperti venuti alla luce impose uno scavo
intensivo che richiese anni di lavoro. I costi, ovviamente molto
ingenti, furono coperti dalla SITAF, società a maggioranza
pubblica, quindi pagati in buona parte dalla collettività. Domanda: se l'area archeologica è così importante tanto da essere stata finanziata con una pioggia di denaro pubblico, con quale logica viene poi occupata e resa inutile? Se viceversa l'area non è così importante, bisognerebbe perseguire legalmente chi ha permesso lo spreco di denaro pubblico. ... Cambiando decisamente registro, ci permettiamo di segnalare che la nascita di un insediamento (civile o militare che sia) di norma segue regole precise (la zona scelta dev'essere salubre, il territorio non soggetto a frane, esondazioni, slavine...), regole che suggeriscono, in genere, di non edificare alcunché sui resti di un cimitero! Chi ha pianificato l'insediamento militare della Maddalena di Chiomonte probabilmente ignorava gli studi di antropologia culturale sul negativo rapporto fra cimitero e insediamento. Ugualmente, non aveva competenze cinematografiche: infatti, innumerevoli sono le pellicole - come Cimitero vivente, Una notte al cimitero, Assassinio nel cimitero etrusco, Il corvo, La creatura del cimitero - dedicate al rapporto (complicato) fra i vivi e i morti disturbati nel loro meritato riposo. Infine, si noti che la connotazione militare di colui che oltraggia il territorio non spaventa il defunto (che essendo tale non può peggiorare la propria situazione) ma piuttosto lo esalta - come è evidente nel grande classico di Romero - La notte dei morti viventi. Nella Maddalena di Chiomonte i cimiteri sono addirittura due, sepolture neolitiche e inumazioni di epoca celtica con una tomba conosciuta come " la Principessa". Speriamo in bene e attendiamo con fiducia e curiosità gli eventi. |
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Comunque la pensiate sulla questione TAV in Val Susa, questa è la situazione dell'area archeologica di Chiomonte, a seguito dell'apertura del cantiere, tratta dal sito dell'ANSA: [ANSA - 29 giugno 2011] |
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il punto di vista del GAT (PDF - gen2006 - tracciato oggi cambiato) Uno dei siti archeologici sul possibile tracciato - oggi variato - dell'alta velocità: il Maometto di San Didero (PDF - gen2005) articolo tratto da Taurasia Sull'argomento TAV-NOTAV, fatevi la vostra opinione personale cliccando su: www.notavtorino.org o www.notav.info (contro) www.tav.it (pro) - ad aprile 2011 il sito, un tempo attivo, risulta inattivo. |
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Nota - maggio 2011 - QUI è
possibile scaricare le mappe ufficiali dei tracciati |
È nata la sezione cuneese del GAT |
A
seguito
della
richiesta
di
alcuni
Soci
residenti
a
Bra,
il
Consiglio
Direttivo
del
22
luglio
2011
ha
dato
parere
positivo
circa
la fondazione della
Sezione Cuneese del GAT (costituita a
Pollenzo, nei locali del
Centro
d'Incontro, in via Regina Margherita 28). Responsabile della Sezione è stato nominato l'arch. Claudio Gotta (329.2135286), al quale si possono rivolgere coloro che volessero contribuire attivamente alla valorizzazione dei beni storico-archeologici del territorio cuneese. I
programmi
della
Sezione
sono ancora
in
fase
di
redazione (agg. gen 2012).
Non
appena
definiti,
saranno
qui
evidenziati.
Come da Statuto GAT, la Sezione svolge le sue attività dietro preventivi accordi con la Direzione GAT di Torino. |
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nessun sito romano distrutto, a Torino Gentili amici e amiche, da più parti ci è
stato segnalato un filmato pubblicato su You Tube, ripreso nel centro storico di Torino; esso
mostra le attività di scavo in corso all'interno di una porzione
di isolato, operazioni che hanno evidenziato per lo più
strutture murarie subrecenti (è l'unica osservazione concreta
che la visione del filmato consente). - l'area in questione si trova in via Botero, tra via Garibaldi e via Barbaroux; in quel punto, da qualche tempo, sono in corso le operazioni di indagine archeologica preliminari alla ricostruzione di una porzione dell'isolato, da molto tempo mancante; Dunque, in questo specifico caso non si può in alcun modo parlare di "sito romano distrutto" e tantomeno in pericolo, dal momento che tutte le operazioni di cantiere sono sempre state, sono e saranno sotto il diretto controllo della SBAP e dei suoi incaricati. Poiché il cantiere si imposta sull'area di una delle insulae della città romana, area che ha conservato una certa importanza anche durante i secoli medievali, è normale che dallo scavo emergano testimonianze archeologiche di qualche tipo, ma esse vengono comunque documentate (e, qualora se ne ravvisi l'opportunità, conservate) nel migliore dei modi. Non vi è perciò ragione alcuna, in merito a questo scavo, di dar credito ad allarmismi; questi ultimi sono stati probabilmente generati sull'onda dei recenti e sconcertanti avvenimenti pompeiani ma, ribadiamo, in questo caso non hanno ragion d'essere. Cordiali saluti a tutti |
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Primo quaderno della collana "I Quantobasta della Libreria Archeologica". Il progetto editoriale consiste nella realizzazione di agili manuali tascabili, strumenti di lavoro pronti all'uso, ma al contempo accurati ed il più possibile completi, indirizzati a studenti, professionisti del settore, appassionati.
Il lusso e lo sfarzo, la capacità di godere del piacere fisico e intellettuale, l'amore per la vita e a volte anche per i suoi eccessi formano il filo conduttore della mostra Luxus, organizzata da DNArt e avente come prima sede espositiva il Museo di Antichità di Torino. Il catalogo, svincolandosi dalla semplice descrizione delle 350 opere presentate alla mostra, traccia un quadro vivace e brillante della vita nella Roma imperiale, descrivendo i prodotti più ambiti, le vie che dagli angoli remoti dell'immenso Impero portavano nell'Urbe stoffe pregiate, manufatti raffinatissimi, la nordica ambra e le spezie delle terre d'Oriente, oggetti di uso quotidiano e opere d'arte destinate ai più ricchi e fortunati, per scacciare dalla mente il dubbio che un'epoca così prospera potesse giungere alla fine e che anche per i più fortunati dovesse risuonare il monito - nonché titolo di un celebre mosaico qui esposto - Memento mori.
Le rovine archeologiche punteggiano le nostre città, costellano i nostri centri storici. Ammirate, fotografate, visitate, sottratte allo scorrere del tempo e consegnate a un'immobile eternità., sono oggetto di un culto della memoria, segni tangibili della devozione dell'uomo moderno verso l'antichità (classica e non solo) e le sue testimonianze. Ma è sempre stato così? Com'erano osservate e vissute le tracce del passato, i reperti di mondi scomparsi, dall'intellettuale e dall'uomo della strada, prima che l'archeologia diventasse una scienza? Qual era il loro posto nell'immaginario collettivo, quale la loro funzione ideologica? E cosa succedeva e succede fuori dai confini dell'Europa occidentale? Che ne è dei resti del grandioso passato mesopotamico o delle maestose spoglie della civiltà bizantina? A queste e a molte altre domande cerca di rispondere il volume curato da Marcello Barbanera. Grazie anche a un ricco corredo iconografico, archeologi e storici dell'arte portano per mano il lettore lungo un percorso affascinante, da Roma ad Atene, da Creta a Istanbul, dalla Libia all'Iraq, lungo il quale le rovine, con le loro avventurose trasformazioni attraverso i secoli, mostrano una vitalità davvero inaspettata.
L'Autrice, vincitrice del premio Ottone d'Assia-Riccardo Francovich 2007, prende in esame la maiolica prodotta e utilizzata nella Toscana fra XIV e XVI secolo e attraverso l'analisi sia della fonte archeologica che di quelle documentarie ricostruisce i flussi di circolazione dei manufatti e delle tecnologie per l'arco cronologico considerato. In particolare vengono presi in esame i centri produttivi del medio Valdarno, focalizzando l'indagine su Firenze, Bacchereto, Montelupo e Cafaggiolo. Un ampio capitolo, in cui sono messi a confronto i reperti ceramici provenienti dai nuovi scavi stratigrafici di via de' Castellani e della Biblioteca Magliabechiana, è dedicato a Firenze come centro di consumo. Completano il volume alcune considerazioni sui materiali rinvenuti presso la "terra nuova" di San Giovanni Valdarno e le fortezze medicee di Livorno e Grosseto, e un capitolo conclusivo in cui vengono proposte alcune chiavi interpretative del documento archeologico come fonte della ricostruzione storica.
Da questo libro emerge un millennio medievale depurato degli "stereotipi colti" che caratterizzano le conoscenze su questa fase storica. Gli approfondimenti innovativi sono collocati all'interno di una trama espositiva che, per chiarezza, rispetta l'andamento cronologico e seleziona con cura le conoscenze che è bene facciano parte della nostra cultura, dedicando spazio maggiore ai temi che per molto tempo si sono prestati a equivoci e a interpretazioni semplicistiche. La centralità europea e continentale della trattazione non esclude uno sguardo aperto alle civiltà che, dall'Asia all'Africa settentrionale, dagli Urali alle isole britanniche, entrarono in contatto con la dominazione dei Franchi, la condizionarono e con essa interferirono. Con un'ulteriore centralità delle strutture del potere, questo Medioevo è dunque un repertorio di risposte che consente sia di acquisire saperi consolidati, sia di costituire una ideale premessa per gli studi che stanno applicando una nuova strumentazione a una lunga fase storica che occupa nella cultura diffusa un posto rilevante ma anche ricco di ambiguità.
Milioni di reperti, spesso autentici tesori unici al mondo, scavati clandestinamente; centinaia di migliaia di siti archeologici della Penisola violati e devastati; decine di migliaia di "tombaroli", intermediari e grandi mercanti indagati e sotto processo: la Grande Razzia si è consumata in Italia a partire dagli anni settanta. A suon di milioni di dollari, oggetti importantissimi, che restano stupendi ma sono ormai privati del loro passato, sradicati dai propri contesti e diventati "muti", sono stati acquistati da una dozzina di grandi musei internazionali, americani ed europei, e dalle massime collezioni private del mondo, spesso le più misteriose. Solo una piccola parte è stata finora restituita. Sulla base di interviste e documenti giudiziari, viene ricostruito, come non era mai stato fatto, il massimo saccheggio d'arte e cultura che ha colpito un Paese occidentale nell'ultimo secolo. Alcune vicende, inedite, sono degne di un thriller o di un "giallo". E restano ancora fittissimi misteri.
Le origini dell'ineguaglianza, la meccanica e le cause della trasformazione delle prime società a struttura più o meno egualitaria in compagini complesse, fino alla nascita degli Stati arcaici. Alessandro Guidi, con gli strumenti dell'archeologia, analizza la storia del continente europeo (e, per quanto riguarda le epoche più antiche, del Vicino Oriente) dal Neolitico fino alla metà del I millennio a.C. individuando, nello sviluppo della differenziazione sociale, un unico filo rosso. Quello di un potere che per crescere e svilupparsi adotta, fin dalle epoche più antiche, tecniche sempre più raffinate di acquisizione del consenso.
Nella primavera del 2004 uno
sbancamento effettuato nel corso di lavori edili ai margini meridionali
del paese di Noceto ha messo in luce un sito archeologico di rilevanza
straordinaria: una gigantesca vasca di legno, costruita nel XV sec.
a.C., il cui significato e la cui funzione vanno cercati con ogni
probabilità nella sfera del sacro. |