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Oltre alla Porta Palatii, a settentrione, la Torino medievale possedeva altre tre porte principali: la Fibellona (ad est), la Segusina (ad ovest) e la Marmorea (a sud, ancora romana). Queste costruzioni, utilizzate fino al XVI secolo, hanno lasciato tracce archeologiche labili o addirittura nulle (Porta Marmorea).
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In epoca romana la Porta Segusina si apriva in direzione delle Gallie e, nel Medioevo, ad essa facevano capo le due più importanti strade della Val di Susa, la strada Rippolarum (Rivoli) e la via Collegii (Collegno). L'intreccio era così complesso che gli statuti torinesi del 1360 disciplinavano espressamente il senso dei transiti attraverso la porta Segusina per poter semplificare i controlli. Poco si sa delle vicende medievali di questo edificio: abitato nel X secolo dai marchesi arduinici, nel 945 vi si rinchiudono per un certo tempo dei Saraceni, catturati durante una delle loro periodiche incursioni dalla valle di Susa, i quali, evasi, incendiarono la vicina chiesa dei Santi Andrea e Clemente. Nel XI secolo servì come dimora ai conti di Torino finché, alla metà del XIII sec., il "castrum quod est constructum supra portam Secusinam" venne distrutto da Pietro di Savoia. Ricostruita e utilizzata durante tutto il basso Medioevo, la porta venne definitivamente abbattuta nel 1585.
A sinistra: la Porta Segusina tratta dall'incisione cinquecentesca dovuta al fiammingo Carracha. |