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Presso l’ex Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri si conserva un’inaspettata Collezione Archeologica, frutto dell’intenso lavoro del Padre Barnabita Luigi Bruzza, storico e archeologo, che tra il 1839 e il 1883 raccolse una gran mole di reperti, frutto di donazioni o di acquisti presso gli antiquari.

La singolare e preziosa collezione, catalogata e ancora esposta secondo l’originale spirito ottocentesco, comprende, oltre a una ricca raccolta di monete e medaglie, più di 800 reperti che spaziano dal Neolitico al Medioevo, con testimonianze da antico Egitto, Etruria, Attica, Magna Grecia e Roma.

A seguito di un accordo con l’Ordine dei Barnabiti, nel 2016 il GAT ha avuto accesso alla collezione di loro proprietà, pressoché sconosciuta al grande pubblico, con l’obiettivo di procedere al riscontro inventariale e alla documentazione fotografica dei reperti.
Tale attività si è protratta per più di dodici mesi e vi hanno partecipato oltre 20 volontari. A compimento della stessa, il GAT ha organizzato visite guidate gratuite alla collezione, che da allora si svolgono regolarmente ogni secondo sabato del mese, e a cui hanno sinora partecipato varie centinaia di persone.

Il risultato del notevole lavoro svolto è contenuto in una guida illustrata alla collezione, edita nel 2019 anche grazie al contributo finanziario dell’Ordine dei Barnabiti e dell’associazione Ex-Alunni del Real Collegio. [vn]

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La collezione archeologica del Real Collegio e il GAT

Nell’edizione 2015 del periodico del GAT, Taurasia, la socia Angela Crosta pubblicò un articolo intitolato: “Collezioni da scoprire. Le raccolte archeologiche torinesi minori”. Accanto ad altri siti meritevoli di essere segnalati, vi si citava uno dei tanti musei “dimenticati”, ossia la collezione archeologica del Real Collegio di Moncalieri. A seguito di quell’articolo, nel gennaio del 2016, da un incontro con l’allora conservatore della collezione archeologica e della biblioteca, il barnabita p. Andrea Brambilla, nacque un progetto di valorizzazione dei reperti.

Partendo dalla documentazione lasciata dallo studioso ottocentesco p. Luigi Bruzza, dalla schedatura effettuata dalla Soprintendenza e dal volume curato da Bertolotto, i soci del GAT avviarono un lavoro finalizzato alla documentazione degli oggetti conservati nella collezione moncalierse e alla loro fruibilità da parte del pubblico. L’attività, che incluse una campagna fotografica a tappeto dei reperti, durò parecchi mesi. Le informazioni desunte dagli oggetti esaminati sono infine confluite in un database che ne riporta la collocazione, la prima numerazione di Bruzza e quella definitiva della Soprintendenza, nonché una sommaria descrizione, il che ha pure consentito di registrare la consistenza attuale della collezione. Per ciascuna delle tipologie di reperti, sono state inoltre realizzate sintetiche schede esplicative destinate al pubblico.

A partire dal gennaio 2017, i volontari del GAT conducono periodiche visite guidate per far conoscere a un pubblico più ampio i reperti e la genesi della raccolta.
Sin dalle prima battute i soci del GAT si misero al lavoro per realizzare una pubblicazione – completata nel 2019 – rivolta a studiosi e appassionati, che desse conto della grande varietà e della peculiarità della collezione, contribuendo a far conoscere un “tesoro dimenticato” e a stimolarne la visita da parte del pubblico. La suddivisione dei capitoli in base alle varie tipologie di reperti o di materiali non corrisponde alla loro disposizione nelle vetrine: infatti, questo testo non intende sostituirsi a una visita guidata né essere un catalogo esaustivo della collezione, che invitiamo il lettore a visitare di persona per ottenerne una visione più completa. Non da ultimo, questo stampato interpreta la speranza che la preziosa collezione archeologica non vada dispersa ma resti a Moncalieri come un patrimonio salvaguardato, indivisibile e fruibile per tutti.

Il Real Collegio, padre Bruzza e la formazione della collezione

Furono piuttosto complesse le vicende che, su direttiva del re Carlo Alberto di Savoia tra il 1834 e il 1837, condussero alla creazione del Real Collegio di Moncalieri e all’affidamento dell’istituzione ai Chierici Regolari di S. Paolo, meglio noti come Padri Barnabiti. La scelta di Carlo Alberto fu probabilmente dettata da quelli che erano gli orientamenti e i metodi educativi dei Barnabiti, basati tra l’altro sull’apprendimento mediante la scienza sperimentale. Proprio per promuovere un’istruzione di tipo scientifico, i Barnabiti promossero la nascita di laboratori che ci hanno lasciato una straordinaria raccolta di strumenti scientifici, vetrine di fossili, minerali e animali impagliati che ancora oggi trova posto nei lunghissimi corridoi del Real Collegio.

La collezione archeologica rientrava in questa logica di insegnamento scientifico e sperimentale perché mirava a far toccare concretamente con mano il passato, la storia e l’arte ai giovani studenti. Tale raccolta è il frutto dell’intenso e ininterrotto lavoro svolto dal padre barnabita Luigi Bruzza tra il 1839 e il 1883, anno della sua morte.

Studioso e insegnante

Luigi Maria Bruzza, nato a Genova nel 1813, si laureò giovanissimo nel 1830. L’anno successivo fece il suo ingresso nell’ordine barnabita e continuò i suoi studi a Roma, sotto la guida di padre Ungarelli, uno dei fondatori dell’egittologia in Italia. A Roma, dove rimase fino al 1835, entrò in contatto con ricercatori del calibro di Heinrich Dressel, autore dello studio ancora oggi fondamentale per la classificazione delle anfore romane.

Dopo un soggiorno di quattro anni a Parma, venne trasferito a Vercelli; lì rimase fino al 1853, conducendo studi approfonditi sulla fase romana del territorio che continuarono per tutta la sua vita, anche dopo aver lasciato la città. Seguirono tre anni di insegnamento a Napoli, durante i quali ebbe occasione di visitare le eccezionali rovine dell’area vesuviana, raccogliendo molti reperti provenienti dal mercato antiquario.

Dal 1856 al 1867 risiedette presso il Real Collegio di Moncalieri, dove riunì i numerosi pezzi della sua collezione archeologica, per poi trasferirsi definitivamente a Roma nel 1867, proseguendo l’attività di insegnamento della letteratura italiana, latina e greca e assumendo altresì incarichi gravosi come quello di Assistente Generale dell’Ordine e di membro della Pontificia Commissione per l’Archeologia Sacra.

Nonostante i numerosi impegni e le dolorose nevralgie che lo affliggevano, Bruzza non smise mai di scrivere articoli e trattati su temi archeologici. Per alleviare le sue sofferenze soggiornava a Tivoli e a Subiaco; in queste località il suo amore per l’archeologia lo portò a scoprire con passione un nuovo campo di interessi, l’archeologia medievale, che fino ad allora non aveva considerato.

Nel 1883 venne chiamato a ispezionare gli scavi della chiesa di Sant’Ippolito in Roma che avevano rivelato l’esistenza di catacombe; qui una rovinosa caduta, causata dall’età e dalle cattive condizioni di salute, lo portò alla morte nel corso di pochi mesi. Fu sepolto nella chiesa di S. Carlo ai Catinari, nella quale aveva insegnato ai giovani chierici barnabiti.

Caratteristiche generali della collezione

La collezione archeologica riunita da Bruzza è il frutto di oltre quarant’anni di acquisti sul mercato antiquario o di donazioni, che hanno prodotto una raccolta eterogenea comprendente reperti afferenti a periodi storici (dalla preistoria al medioevo) e a orizzonti culturali (relativi al mondo greco, etrusco, romano e egizio) molto diversi tra di loro. Tuttavia questa asistematicità non è casuale ma risponde alla finalità principale del curatore, che era un insegnante oltre che un collezionista e un archeologo. Una visione generale dell’insieme dei reperti rivela come Bruzza scegliesse accuratamente gli oggetti che acquistava e come probabilmente selezionasse anche le donazioni che riceveva in funzione di due criteri complementari: testimonianza e insegnamento; non va dimenticato che la sua occupazione principale era proprio quest’ultima, alla quale dedicò gran parte della sua vita. Tutti i reperti riuniti nella collezione dovevano infatti testimoniare una pagina della vita del passato ma, al tempo stesso, insegnare qualche cosa ai convittori.

Se l’aspirazione storico-scientifica appare evidente nella scelta di oggetti che testimoniano i vari aspetti della vita di ogni giorno, dagli utensili di cucina agli strumenti medici, dai frammenti di affresco o di pavimento alle selci neolitiche, la presenza di reperti di varie civiltà antiche suggerisce che la collezione avesse l’intento di fornire un ampio quadro delle varie epoche e delle diverse realtà geografiche, anche al di fuori del territorio italiano.

Apparentemente, l’eterogeneità della raccolta archeologica del Real Collegio sembra richiamare la tradizione della Wunderkammer, ossia della “camera delle meraviglie” sei-settecentesca, il cui scopo principale era suscitare l’ammirazione e il consenso degli astanti nei confronti del depositario di tante curiosità. Tuttavia, Bruzza mirava invece a un fine istruttivo ed educativo. Si può immaginare quale emozione provassero i giovani studenti nel toccare con mano le teste delle mummie egizie o gli ushabti che le accompagnavano; un simile approccio era ben più coinvolgente che la semplice lettura di un testo scolastico.

Padre Bruzza contrassegnò ogni pezzo della collezione con piccole etichette numerate, tuttora visibili su molti reperti, e lasciò inoltre una sintetica descrizione manoscritta, corredata dai dati in suo possesso in merito alla loro provenienza e datazione. Non di rado le sue annotazioni riempiono parzialmente il vuoto lasciato dalla disinvolta asportazione dei reperti dal contesto stratigrafico. Il catalogo da lui redatto (trascritto nel volume in un’apposita Appendice) rivela una competenza notevole che si deduce anche dalla colta interpretazione dei testi classici.

La catalogazione di Bruzza venne poi ripresa negli anni ’80 del Novecento da padre Domenico Frigerio, che aggiunse un’ulteriore numerazione ai reperti.

Negli anni ’90, infine, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte iniziò la redazione di schede cartacee per i reperti, procedendo a una nuova inventariazione e attribuendo ai pezzi il numero del catalogo nazionale.

Con la chiusura della Scuola del Real Collegio nel 1998 e con l’avvento di più moderni mezzi di formazione, la collezione archeologica e le ampie raccolte di strumenti scientifici e di campioni naturalistico-mineralogici hanno perso la loro funzione didattica originaria, per trasformarsi in preziose testimonianze del gusto ottocentesco. Oggi la collezione archeologica è allestita in una sala dell’adiacente Palazzo Mombello, mentre nei corridoi e nei locali del Real Collegio sono ancora presenti le ricche collezioni scientifiche e naturalistiche. [mb]

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